Copywriting

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Il copywriting, cioè la scrittura per comunicare e promuovere un prodotto o un servizio, genera quasi sempre almeno uno di questi cinque dubbi. Ecco le nostre risposte.

1) Un prodotto non si vende soltanto se è fatto bene?
Naturalmente un prodotto ha successo (duraturo) se è bello, buono o utile. In una parola, se è di valore. Non c’è comunicazione capace di far  vincere, sul medio-lungo periodo, un prodotto scadente. Ma vediamola dall’altra parte: quante buone idee non hanno avuto il successo commerciale che meritavano solo perché sono state comunicate male? O sono state “rubate” da altri che hanno saputo comunicarle meglio?
In un mondo in cui tutti hanno qualcosa da vendere, una comunicazione chiara e mirata aumenta il valore del prodotto.

2) Uno che non lo conosce come me è capace di far capire il valore del mio prodotto?
Voi siete sicuramente i migliori conoscitori del vostro prodotto, l’avete pensato, creato, curato. E’ di grande importanza per voi. Ma con tutta probabilità non è altrettanto “centrale” nella vita di un suo potenziale acquirente. Perché dovrebbe scegliere proprio quello rispetto a un altro concorrente? Probabilmente la risposta più convincente può darla chi è a metà strada tra il produttore e il consumatore.
Una comunicazione “terza” rende interessante il prodotto per chi non lo conosce come voi.

3) Chi non è “del ramo” sa dare una comunicazione completa e dettagliata?
E’ vero che i copywriter non sono quasi mai specialisti della materia che devono comunicare. Spaziano con disinvoltura dalle mozzarelle ai master post-universitari. Ma è proprio questo il loro mestiere e la loro forza. E non vale solo per la mozzarella (che è un prodotto meno complesso) ma anche per il master: se volete convincere qualcuno a iscriversi, elencargli tutti i dettagli dei contenuti e della didattica non serve e anzi è controproducente.
Una comunicazione efficace dice solo ciò che serve per creare nel lettore il desiderio di saperne di più.

4) Ma i testi dei pubblicitari aiutano davvero a vendere?
Lo stile “da piazzista” può andar bene (forse) per le televendite, ma in genere penalizza la comunicazione scritta. Abbiamo ormai tutti il fiuto allenato da decenni di pubblicità e riconosciamo la puzza di reclame: se siamo i migliori e se il nostro prodotto non ha eguali sul mercato lasciamolo decidere ai clienti. Nessuno vuole essere evangelizzato, ma tutti abbiamo bisogno di orientarci nella giungla di informazioni e richiami commerciali.
Una comunicazione trasparente non infastidisce il lettore ma gli offre un servizio utile.

5) Non ci sono ormai modi di comunicazione più efficaci del testo scritto?
Si dice – ed è vero in molti casi – che un’immagine vale più di mille parole. Ma è anche vero che, tra mail, sms, chat, post ecc., comunichiamo in forma scritta molto di più di qualche decennio fa. E quasi sempre sono scritte anche le parole che non si leggono ma si ascoltano e quelle che accompagnano foto e video: la multimedialità si nutre di scrittura. Però la quantità non fa la qualità e anzi, nel frastuono generale, avvantaggia sempre più chi scrive con chiarezza, tono e stile appropriati, attenzione all’interlocutore e alla finalità da raggiungere.
Una comunicazione equilibrata sfrutta al meglio le potenzialità dei media che utilizza e non soffoca il messaggio.