Giornalismo

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Giornalista, chi era costui? Non passerà molto prima che qualcuno cominci a chiederselo. Confinato in una redazione o itinerante a caccia di collaborazioni, insidiato dalla concorrenza dei blogger, indebolito dalla crisi dell’editoria, il giornalista sembra essere una specie in via d’estinzione. O meglio, in via di ridefinizione.

Non è un caso che in questo universo multiforme si parli sempre più di content provider. “Fornire contenuti”, specialmente per la rete, è in effetti un’espressione un po’ vaga, adattabile a molte funzioni: dal giornalismo d’informazione in senso stretto alla divulgazione, dal commento sui social media alla promozione, e via scrivendo. Quello che fa la differenza, come sempre, è la competenza. Della materia di cui ci si occupa, certo, ma anche – e sempre di più – dello stile e della tecnica di scrittura (si pensi, ad esempio, alle regole SEO per il web). Insomma, si può scrivere di cucina, di sport o di astrofisica e farlo bene o farlo male.

Il valore dei contenuti
Eppure, soprattutto nel mondo internet, i famosi e celebrati “contenuti” stanno diventando delle commodities, materie prime di scarso valore e sempre più “fungibili”, cioè facilmente sostituibili fra loro. In molti siti web – purtroppo anche quelli di natura editoriale – i contenuti (i testi scritti) sembrano avere meno importanza del contenitore (architettura del sito, grafica, tecnologia, ecc.), anche se nessun editore online lo ammetterebbe mai. Però fare belle confezioni per prodotti scadenti, magari rimaneggiati da altre fonti a costo zero, alla lunga non paga, in termini di reputazione del sito e di “fidelizzazione” del lettore.

Pochi possono scrivere per tutti
Questo vale per il web e ovviamente per la carta. E vale soprattutto quando si tratta di divulgazione. Per un esperto di una materia può essere relativamente facile scrivere un articolo specialistico, riservato agli addetti ai lavori, perché il contenuto (e la padronanza dell’argomento) “comanda” sulla forma. Ma quando lo stesso articolo deve raggiungere una platea ampia, il lessico, il tono e l’organizzazione del testo fanno la differenza. Per fare una buona divulgazione, utile e non banale, la dimestichezza con la materia, da sola, non basta. Noi puntiamo su una scrittura efficace, adatta al contesto e al mezzo, che valorizzi e non mortifichi il suo oggetto. Semplificare è più difficile, così come lo è trasformare un argomento ostico in un contenuto scorrevole e, perché no, accattivante.