Correzione bozze

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Il mestiere più antico dell’editoria ha ancora ragione di esistere nell’era dei word-processor e dei correttori automatici? Serve ancora un “omino” che dia la caccia ai refusi quando il testo non viene più ribattuto da un operatore ma passa direttamente dal file originale alla carta stampata? Rispondere sì a queste domande significa smontare un’errata ma ormai diffusa convinzione: quella secondo cui una buona tecnologia di scrittura digitale rende tutti redattori di testi perfetti.

La tecnologia non è tutto
È vero che Word e i suoi fratelli hanno rivoluzionato il processo produttivo editoriale eliminando la fase della (ri)composizione del testo – in sostanza la copiatura di un manoscritto/dattiloscritto – con i conseguenti rischi di errori di (una seconda) battitura: ora i testi arrivano su file e vengono importati direttamente in un software di impaginazione.

Ma è anche vero che nessun sistema di correzione automatica filtra tutti i refusi. Il correttore trova l’errore di batitura (qui infatti sa che “battitura” si scrive con due “t” e segnala l’errore) ma non “vede”, ad esempio, le mancate concordanza (in questo caso il software non segnala che la scrittura corretta è “mancate concordanze”) o gli errori di sesso (senso, pardon… ecco, la correzione automatica non funziona nemmeno per i lapsus freudiani).

Lavoro di occhio e penna
Insomma, non è ancora nato il software così sensibile e intelligente da sostituire un buon correttore di bozze. Un compito che non può nemmeno essere affidato a chi fa l’editing sul testo, per due ragioni: perché la lettura “a senso” tende a nascondere i refusi e soprattutto perché la correzione si fa, appunto, sulle bozze, cioè sul testo impaginato nel formato di stampa (serve quindi anche a individuare errori grafici: font, corpi, allineamenti ecc.) e su carta, dove gli errori balzano all’occhio più facilmente rispetto allo schermo di un computer. La correzione delle bozze è ancora un lavoro “di penna”.

Siamo convinti, dunque, che la correzione bozze “all’antica” (o quasi) resti un passaggio fondamentale del processo editoriale. Occhio, precisione e rapidità – oltre naturalmente alla perfetta conoscenza dell’ortografia e della grammatica – sono le virtù professionali di un buon correttore. Per questo ci teniamo stretti i nostri.