Editing

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Parente stretto della lettura critica, da cui spesso si distingue solo per uno sguardo meno “diffidente” sul testo, l’editing è il cuore dell’attività redazionale, eppure la fase più difficile da spiegare ai non addetti: se l’editore ha accettato il lavoro dell’autore (o l’ha addirittura commissionato) a che serve questo passaggio? Non è sufficiente impaginare il testo e stamparlo? In realtà l’editing è il processo che trasforma l’originale di un autore in un prodotto editoriale. È noto che dietro molti successi editoriali c’è il sapiente lavoro di limatura, correzione e adattamento svolto da un editor.

L’anello di congiunzione tra autore ed editore
Quello dell’editor è un ruolo complesso: deve avere buona cultura e grande sensibilità linguistica, dimestichezza con le regole generali della comunicazione scritta e con quelle dello specifico canale editoriale; deve conoscere il pubblico di riferimento dell’opera e, se si tratta di saggi o manuali, l’ambito disciplinare; deve saper lavorare a stretto contatto con l’autore, proponendo interventi migliorativi che non alterino lo spirito dell’opera; infine deve dare un’uniformità formale al testo, adattare struttura e titolazione alla collana di appartenenza e curare le eventuali parti accessorie come le note, gli indici analitici, la bibliografia, gli apparati critici.

Un passaggio essenziale
Una tendenza recente di molte produzioni editoriali “economiche” è quella di comprimere o assorbire l’editing in altre fasi di lavorazione. Ma l’editing non può essere sostituito, a monte, da qualche regola redazionale fornita all’autore per la stesura del testo né, a valle, dalla semplice impaginazione e correzione di bozze, fasi necessarie ma distinte. Confondere questi passaggi, con lo scopo di ridurre i costi di produzione, è miope e rischioso: più di altri prodotti industriali, quello editoriale “parla” di sé stesso e della sua qualità. Dimenticarlo non pregiudica soltanto il singolo prodotto editoriale ma, nel tempo, l’immagine complessiva dell’editore.