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Metamorfosi di un delitto. Strage di Erba, errori giudiziari e verità nascoste

 14.00

Spunti dal processo ad Azouz Marzouk

Pagine: 248
Prima edizione: novembre 2020
ISBN:  978-88-99575-38-0

COD: 9788899575380 Categoria: Tag:

Descrizione

“C’erano una volta Rosa e Olindo. Una coppia quasi banale, seppure perfettamente complementare, che viveva in un’anonima cittadina della Brianza”. È l’incipit di questa storia. Un incipit già sentito, ripetuto per anni in diversi modi dagli addetti ai lavori e dai media. Perfetto per la fabula che segue, quella che tutti conoscono, quella che racconta una notte di ordinaria follia in cui due persone incolori si trasformano in assassini spietati. Una storia “certificata” da una sentenza della Cassazione: tre gradi di giudizio confermano che gli autori della famigerata strage di Erba sono proprio loro, Rosa Bazzi e Olindo Romano. Eppure.

Eppure osservando da vicino tutta la vicenda e la sua ricostruzione giudiziaria e mediatica è difficile non aprire la porta al dubbio. Basta andare oltre la narrazione bidimensionale cui siamo stati abituati e guardarne i lati nascosti, scomponendola e ricostruendola – proprio come un cubo di Rubik.

È quello che Metamorfosi di un delitto cerca di fare partendo da un elemento che, nell’enormità della circostanza, potrebbe sembrare accessorio: il processo ad Azouz Marzouk – marito e padre di due delle vittime – per calunnia nei confronti di Rosa e Olindo, i quali, secondo lo stesso Azouz, si sarebbero “autocalunniati” confessando una strage che non hanno commesso. Basterebbe questo per sancire il paradosso. Ma è un paradosso tragico, che il libro vuole denunciare mostrando in modo scientifico la fragilità dei tre elementi su cui si fonda la sentenza di condanna: la prova di un DNA “fantasma”, la controversa testimonianza di un sopravvissuto e, appunto, una “confessione” che fa acqua da più parti.

Ma Stefania Panza non si accontenta di questo: col contributo di chi ha lavorato sul caso – a cominciare da Luca D’Auria che firma una coraggiosa appendice – si spinge a ipotizzare un modo nuovo, più razionale e “algoritmico”, di giungere a una verità giudiziaria. E portare un piccolo mattone al cantiere della Giustizia umana.

Con una lettera autografa di Olindo Romano

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