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La notte che ha cambiato Livorno
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Mota bastarda
La notte che ha cambiato Livorno

Collana: | Autore:

€ 10.00

Pagine: 160
Prima edizione: ottobre 2017
ISBN: 978-88-99575-14-4 

Il gorgo che trascina via con sé i motorini, le macchine, la roba in garage. Arriva, l’acqua zozza, e se ne frega delle casse di espansione o degli invasi di contenimento, se la ride dei fiumi intubati e passa sopra i torrenti tombati. E porta via la gente. Ecco, gente che finisce nel gorgo di mota.
L’acqua scura che minaccia, assale, uccide e sparisce. E lascia mota, mota e ancora mota, che quasi liquida si secca pian piano e distribuisce dappertutto polvere, arancione come l’allarme mancato, stupidamente incomprensibile, perché il colore del pericolo vero è il rosso.
Ma la mattina, mentre nelle stanze deputate non ci si raccapezza ancora, arrivano i primi livornesi. Sono ragazzi, disorganizzati, nello slancio prodotto da un afflato di pietas umana che fa a cazzotti con l’indifferenza della natura. Vince il senso religioso dello stare insieme, aiutare l’altro, dargli qualcosa del tuo. Religione laica dell’umanità che ti fa sentire più livornese, nel desiderio di correre a dare una mano alla tua città, alla tua gente.
Mota bastarda è tutto questo e anche altro. È una cronaca di quei giorni circostanziata e partecipata, è il dolore urlato per le vittime inutili, è un atto d’accusa lanciato con i piedi nel fango contro la burocrazia imbelle, la stupidità secolare di interventi edilizi “contro natura”, la retorica delle emergenze che in Italia si ripete con drammatica frequenza. Ma è soprattutto un atto d’amore e di gratitudine verso le ragazze, i ragazzi – i “bimbi” – che proprio nella sua notte più buia hanno ridato una speranza e una possibilità alla città. E cinquant’anni dopo l’alluvione di Firenze, anche una piccola lezione al resto del Paese.

«I morti non attendono risposte.
I sopravvissuti sì.
I morti possiamo solo ricordarli, teneramente ma anche con rabbia.
Noi che rimaniamo dobbiamo esigere non solo risposte, ma soprattutto comportamenti conseguenti.
Ne hanno diritto il Meschini e i tre parà che l’hanno salvato.
Ne hanno diritto tutti quelli che, benestanti o povera gente, sono rimasti senza casa.
Ne hanno diritto i volontari come Aurora, Maia, Piero.
Ma soprattutto ne hanno diritto tutti i bimbi della mota: perché il futuro è loro».

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