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Nei panni dell’altro

 14.00

PRETI OPERAI, TERRORISMO E MANIPOLAZIONI.
IL CASO ALDO D’OTTAVIO

Pagine: 232
Prima edizione: aprile 2024
ISBN: 978-88-99575-48-9

COD: 07-1-1-1 Categoria: Tag:

Descrizione

Torino, anni Settanta. Quelli che sono passati alla Storia come “Anni di piombo” sono anche, e soprattutto, anni di acciaio e ghisa, le materie prime dell’industria metalmeccanica e automobilistica. Torino è la città della Fiat, una delle realtà industriali in cui lo scontro sindacale è più acceso. Da una parte un’azienda impostata sul modello fordista, sul primato organizzativo della catena di montaggio, sui ritmi di produzione cronometrati; dall’altra gli operai, ancora forti di una “coscienza di classe”, che rivendicano migliori condizioni di lavoro e spazi di democrazia in fabbrica. Sullo sfondo, e nelle pieghe della vita quotidiana, il terrorismo, l’ascesa (e poi il declino) delle Brigate Rosse, che trovano consenso e adepti anche nel mondo operaio. Una parabola di sangue che vede il suo culmine nell’omicidio di Aldo Moro e, poco dopo, del sindacalista Guido Rossa.

È questo lo scenario in cui si svolge la storia di Aldo D’Ottavio – classe 1943, prete operaio – raccontata in questo libro: di umili origini abruzzesi, D’Ottavio vive fin dall’inizio la sua vocazione come una scelta di condivisione reale con i più deboli, nello spirito del Concilio Vaticano II, lontano da ogni forma di paternalismo e da quello che lui stesso definisce “culturismo religioso”. E la fabbrica rappresenta una possibilità concreta di “essere come loro”. Arrivato a Torino nel 1974, inizia come operaio in una piccola azienda e tre anni dopo viene assunto alla Fiat-Lancia di Chivasso. Nella grande fabbrica le lotte operaie lo coinvolgono e diventa delegato sindacale per la Fim-Cisl. Ancora nessuno sa che è un prete, non lo ha detto per non godere dei “privilegi” del ruolo.

Ma per l’azienda è un elemento scomodo. Al punto da giungere a manipolare alcune sue parole in difesa dei lavoratori per accusarlo di fiancheggiamento del terrorismo. Ne segue il licenziamento e una lunga vicenda sindacale e giudiziaria, in cui abbondano i colpi bassi ma anche la solidarietà nei confronti del sacerdote e del lavoratore. E se alla fine la presunta figura del “prete brigatista” si dimostrerà del tutto inconsistente, l’esito della vicenda conserva il retrogusto amaro dell’ingiustizia.

Raccontare questa vicenda quarant’anni dopo non significa solo ripristinare una verità storica – un tassello della grande Storia di quella stagione – ma anche capire, oggi più che mai, quanto il mettersi concretamente “nei panni dell’altro” possa davvero cambiare la Storia stessa.

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