L’Italia è il terzo paese più vecchio al mondo, una persona su quattro ha più di 65 anni e circa 4 milioni di queste non sono autosufficienti. Basterebbero questi numeri a dare l’idea del fenomeno socio-demografico e di quanto sarebbe importante allargare, al riguardo, sia lo sguardo culturale che l’azione politica. Invece viviamo in un’epoca in cui la vecchiaia è diventata un tabù, un tema di cui non parliamo se non per esorcizzarlo.
Sostenuta dai progressi della medicina, la longevità di massa ci ha paradossalmente fatto dimenticare – come nel mito di Eos e Titono – l’invecchiamento e i suoi portati scomodi: la fragilità, la perdita di autosufficienza e, sempre più, la demenza senile. Assenti dal dibattito pubblico, queste difficoltà vivono confinate nel privato delle famiglie e trasformano – più o meno volontariamente – mogli e mariti, figlie e figli e altri parenti in caregiver, spesso col supporto, a vario livello, di figure domestiche o professionali (badanti e Rsa).
Un cerchio di ciliegie nasce con l’intento di combattere questa rimozione collettiva e dare voce a chi vive direttamente l’esperienza di cura e tutte le sue “indicibili” ambivalenze: affetto ed esasperazione, gratitudine e rabbia, tenerezza e solitudine, intimità e soffocamento. Attingendo a sensibilità e competenze sviluppate in contesti personali e professionali, Alba Bonetti intreccia con lucidità ed empatia riflessioni sulle contraddizioni simbolico-culturali della nostra epoca ad analisi circostanziate dei diversi ruoli e ambiti assistenziali, testimonianze sofferte e spesso liberatorie di caregiver a note autobiografiche schiette e coinvolgenti.
Ne emerge un comfort book, un libro che ci fa sentire meno soli, una mappa emotiva e relazionale che può aiutare chi attraversa questa fase della vita a orientarsi in un territorio inesplorato: “Niente di quello che hai fatto e vissuto finora ti ha preparato per questo compito. Hai tutto da imparare. Farai degli sbagli. Perdònati”.




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